La valutazione della ricerca in Italia: in ritardo e tecnicamente inadeguata

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di Alberto Baccini *

L’Italia ha svolto il primo esercizio di valutazione triennale della ricerca (VTR) della ricerca ben 15 anni più tardi rispetto alla prima esperienza voluta da Margaret Thatcher nel Regno Unito nel 1986. Quel primo esercizio fu condotto dal CIVR ispirandosi proprio al modello britannico: un’esperienza condotta secondo standard ragionevoli, costosa, con alcuni evidenti difetti che avrebbero dovuto essere superati nelle applicazioni successive. Solo nel luglio 2011 quell’esperienza ha avuto un seguito con l’inizio della VQR 2004-2010 guidata dalla allora neonata Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca (ANVUR).

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La VQR si inscrive però in un contesto radicalmente cambiato, perché si svolge in contemporanea ad altre procedure che hanno ANVUR per protagonista: valutazione della didattica (AVA), accreditamento dei dottorati e Abilitazione Scientifica Nazionale. Tutte queste attività investono un mondo universitario che ha appena cambiato la propria struttura istituzionale e di governance secondo i dettami della legge Gelmini (2010). E della legge Gelmini ANVUR e la valutazione sono lo snodo centrale. […]

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* Università di Siena
www.roars.it

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