A quarant’anni dalla morte di Jacques Maritain, filosofo per il nostro tempo

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di Piero Viotto *

copertina Elogio

Jacques Maritain
«Elogio della democrazia»
a cura di Piero Viotto
2011, 160 p., 9,00 euro
Ed. La Scuola

Jacques Maritain (1882-1973) è vissuto nel secolo scorso, ma i suoi scritti hanno anticipato il nostro secolo proponendo ad una società, in via di globalizzazione, le mete possibili per un’intesa tra i popoli fondata sulla comprensione reciproca in un dialogo inter-religioso e nella prospettiva di una democrazia non puramente formale, radicata nella libertà, ma impegnata a realizzare la giustizia. Ha trascorso la vita, ora in Europa ora in America, con la moglie russa emigrata a Parigi per sfuggire ai programmi antisemiti, insieme, lui protestante e lei ebrea,  si sono convertiti al cattolicesimo, hanno scoperto il realismo della filosofia di san Tommaso, che si oppone e supera l’empirismo anglosassone e   il razionalismo europeo. Le loro opere, perché non c’è stata riga scritta in francese o in inglese che non sia stata discussa insieme, sono tradotte non solo in tutte le lingue europee, compreso il portoghese e il polacco, ma anche in cinese ed in giapponese. Per comprendere la loro filosofia occorre seguirli nella loro avventura spirituale, perché questa filosofia non è nata a tavolino, non il pensiero di un uomo, ma in dialogo con filosofi e teologi, con romanzieri e poeti, con artisti e musicisti, tanto che per conoscerla nella sua genesi bisogna partire dalle loro numerose corrispondenze.

Jacques nasce a Parigi nel 1882 da Paul Maritain e Geneviève Favre, figlia di Jules Favre, deputato repubblicano, oppositore di Luigi Napoleone. L’influenza della madre è decisiva nella formazione del ragazzo, che viene educato nel protestantesimo liberale. Frequenta il “Liceo Enrico IV”, dove stringe amicizia con Ernest Psichari, nipote di Renan. Si iscrive alla “Sorbona”, laureandosi prima in filosofia e poi in scienze naturali. Durante gli studi per questa seconda laurea incontra Raïssa Oumançoff, nata a Rostov sul Don nel 1883 da una modesta famiglia di ebrei ortodossi, e la sposa con rito civile nel 1904. L’incontro con Charles Péguy, che coinvolge Jacques nella redazione dei “Cahiers de la Quinzaine” e accompagna i due giovani a sentire le lezioni di Henri Bergson al “Collège de France”, è decisivo per la loro vocazione intellettuale. I Maritain trascorrono due anni ad Heidelberg, dove Jacques si perfeziona nello studio delle scienze biologiche con H. Driesch. Rientrati in Francia pensano di abbandonare gli studi filosofici, ma l’incontro con il domenicano H. Clérissac li convince a leggere la Summa Teologica, che è per loro come una rivelazione, che li mette in crisi di fronte a Bergson. [1]

a) Gli anni di Meudon (1922-1939)

Maritain nel 1913 è incaricato della cattedra di Storia della filosofia moderna all’«Institut Catholique», di Parigi, dove insegna fino al 1939. Nelle riunioni  a casa di Léon Bloy  incontra Georges Auric e Georges Rouault ed inizia la sua riflessione sui problemi dell’arte, col volume «Arte e scolastica» (1920). Insegna anche filosofia al “Piccolo Seminario” di Versailles e prepara per il suoi studenti una «Introduzione alla filosofia», che ha avuto numerose edizioni. Il teologo svizzero Charles Journet recensisce questo volume ed inizia una lunga corrispondenza con il filosofo che conta oltre duemila lettere (1920-1973). I Maritain nel 1922 fondano i “Cercles Thomistes”, come gruppo di studio e fanno della loro casa di Meudon, alla periferia di Parigi, un centro di incontri spirituali e di dibattiti culturali, che vedono la presenza di poeti e romanzieri come J. Cocteau, P. Reverdy, F. Mauriac, G. Bernanos, J. Green; di pittori come G Rouault, G. Severini; di musicisti come G. Auric, M. De Falla, A. Lourié. Questa intensa attività non distrae il filosofo dai suoi studi; infatti nel 1923 pubblica le «Riflessioni sull’intelligenza», un volume che rinnova la filosofia neoscolastica avvicinandola al pensiero moderno, perché accanto alla oggettività del sapere valorizza la soggettività.

maritainIn questi anni Maritain tiene conferenze in Francia, in Svizzera, in Belgio, in Olanda e scrive «I tre riformatori: Lutero, Cartesio, Rousseau», che  viene subito tradotto in italiano, nel 1928 da Giovanni Battista Montini. Insieme a Nicola Berdiaeff organizza incontri di studio tra cattolici, ortodossi e protestanti, che si muovono sulla via dell’ecumenismo. Fedele alla filosofia tomista scrive una biografia del suo maestro, «Il dottore Angelico» (1929), e collabora alla fondazione della rivista “La vie Intellectuelle”. Prende un anno di congedo dall’insegnamento  e pubblica l’opera sua più importante, «Distinguere per unire: i gradi del sapere» (1932) , nella quale espone l’epistemologia, dalla fisica di Einstein alla teologia mistica di san Giovanni della croce.. Entra in rapporto con Emmanuel Mounier, lo aiuta nella fondazione della rivista “Esprit”, ma poi si dissocia, perché il gruppo si avvia ad essere un movimento politico. Dalle conferenze tenute nel 1934 a Santander in Spagna, a Poznam in Polonia e riprese nel 1936 a Buenos Aires, nasce la sua opera più nota, «Umanesimo integrale». La pubblicazione, che propone una nuova cristianità, laica e pluralista, non più sacrale come quella medioevale, si intreccia con le vicende della guerra civile spagnola, nella quale Maritain si trova coinvolto, per le sue ripetute prese di posizione contro la “guerra santa” e provoca aspre polemiche, che perdureranno per diverso tempo.                                                                                                                                   

b) L’esilio a New York (1940-1945)

I Maritain lasciano la Francia e si rifugiano in America, dove si fermano a New York per tutto il periodo della guerra sfuggendo alla polizia politica tedesca, che lo cerca per i suoi ripetuti interventi contro il fascismo e l’antisemitismo. Partecipa attivamente alla resistenza con radiomessaggi e fogli distribuiti clandestinamente in territorio francese. Da una serie di lezioni alla Yale University nasce «L’educazione al bivio», (1943) che rappresenta l’inizio della riflessione sui problemi della filosofia dell’educazione a  confronto con il pragmatismo americano. Nel 1944 al cimitero ebraico tiene l’orazione funebre per Bella Chagall, moglie di Marc Chagall e Raissa pubblica un secondo volume dell’opera autobiografica «I grandi amici», nella quale descrive la loro avventura spirituale.

c) L’ambasciata in Vaticano (1946-1948)

De Gaulle, dopo la liberazione, propone a Maritain la nomina come ambasciatore della Repubblica Francese presso il Vaticano, ma il filosofo resiste, sia per non abbandonare i suoi studi, e sia perché non condivide le linee politiche del generale. Maritain accetta poi l’incarico di ambasciatore e presenta le credenziali a Pio XII. Durante il periodo romano ha rapporti continui con G.B. Montini, alla Segreteria di Stato, che ben presto diventano rapporti di amicizia; si veda la loro corrispondenza (1926-1971). Nel 1947 scrive, lavorando di notte, il «Breve trattato dell’esistenza e dell’esistente», in cui afferma che il vero esistenzialismo è quello di san Tommaso. Nel medesimo anno partecipa alla seconda conferenza generale dell’Unesco a Città del Messico, e come presidente tiene il discorso di apertura sul tema «Le vie della pace».                       

d) Gli anni di Princeton (1948-1959)

Lasciata l’Ambasciata accetta la cattedra di filosofia morale  alla “Princeton University” ma tiene corsi anche alla Università Cattolica di “Notre Dame University”. A Princeton si ricostituisce una rete di relazioni con musicisti come A. Lourié, con romanzieri come C. Gordon e F. O’ Connor, con scienziato come Robert Oppenheimer. Partecipa alla preparazione della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo”. Tiene a Chicago sei conferenze, che pubblica in «L’Uomo e lo Stato», l’opera più importante di filosofia politica. La Galleria Nazionale di Arte di Washington lo invita a tenere sei conferenze, che pubblica prima in inglese e poi in francese: «L’intuizione creativa nell’arte e nella Poesia», che è l’opera più importante di estetica. Maritain nel 1954 è colpito da trombosi coronaria e deve diminuire i suoi impegni, ma alla Notre Dame University l’anno dopo tiene quattro lezioni sulla filosofia della storia. Nel 1957 alla Princeton University tiene la conferenza «Truth and human Fellowship» nella quale rileva che l’amicizia civile va oltre la tolleranza, che è un concetto negativo, ma non esige di rinunciare alle proprie convinzioni per rispettare di quelle altrui.

e) Tra i Piccoli Fratelli di Gesù a Tolosa (1960-1973)

Il 4 novembre Raïssa muore a Parigi e Jacques si ritira presso la comunità dei Piccoli fratelli, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione. L’“Accademie Française” gli attribuisce il “Grand Prix de Littérature” (1961) e nel 1963 riceve il “Grand Prix National des Lettres”. I suoi ultimi scritti sono di filosofia della religione come «Dio e il problema del male» (1963) e «Della grazia e dell’umanità di Gesù» (1967). Paolo VI al termine del Concilio Vaticano II gli consegna il “Messaggio agli uomini di scienza e di cultura”. Intanto Maritain lavora agli scritti inediti di Raïssa, e pubblica il «Diario» (1965), le «Poesie» e «I saggi di estetica» (1968). Dal suo ritiro segue le vicende della vita politica e culturale, nel 1966 tiene a Parigi un discorso all’Unesco su «Le condizioni spirituali del progresso e della pace», e nel medesimo anno scrive «Il contadino della Garonna», un libro contro le deviazioni della teologia postconciliare. Nel 1969 riunisce tutti i suoi scritti pedagogici, con il titolo «Per una filosofia dell’educazione», e fa scrivere la prefazione a Marie-Odile Métral, una studentessa della Sorbona, che aveva partecipato alla contestazione del maggio 1968. Quasi novantenne affronta ancora un tema di filosofia della religione, riguardante la natura e la storia della Chiesa, che considera senza peccato, ma non senza peccatori, e titola la sua opera «La Chiesa del Cristo, la sua persona e il suo personale» (1970). Maritain muore il 28 aprile 1973, poco dopo aver rivisto le bozze dell’ultimo volume «Approches sans entraves: scritti di filosofia cristiana», nel quale il discepolo Heinz Schmith ha raccolto numerosi testi inediti.

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Lasciamo la conclusione a Paolo VI che il 29 aprile 1973 al “Regina Coeli” ricorda la morte del filosofo con queste parole: «E l’altra voce, che oggi ci attrae, in un suo frammento inedito suona così: “Ogni professore cerca di essere quanto più possibile esatto, e ben informato come possibile nella disciplina particolare sua propria. Ma egli è chiamato a servire la verità in modo più profondo. Il fatto è che a lui è domandato d’amare prima di tutto la Verità, come l’assoluto, al quale egli è interamente dedicato, se egli è cristiano, è Dio stesso ch’egli ama”. Chi parla così? E’ Maritain, morto ieri a Tolosa, davvero un grande pensatore dei nostri giorni, maestro nell’arte di pensare, di vivere e di pregare. Muore solo e povero, associato ai “Petits Frères” di Padre Foucauld. La sua voce, la sua figura resteranno nella tradizione del pensiero filosofico, e della meditazione cattolica».

* Professore emerito di Pedagogia – Università Cattolica del Sacro Cuore


[1] Per una prima conoscenza del pensiero si consiglia di leggere l’antologia: J: Maritain, Elogio della democrazia, La Scuola, Brescia 2012, il saggio P. Viotto, Introduzione a Maritain, Laterza, Bari 2000, il secondo volume della storia della filosofia  P: Viotto, Il pensiero contemporaneo secondo Maritain, Città Nuova, Roma 2011, P. Viotto, Dizionario delle opere di J. Maritain, Città Nuova, Roma 2003 con le schede di tutte le opere.

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