Editoriale – Marzo/Aprile 2013

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di Andrea Michieli *

Tentare di definire il concetto di democrazia risulta oggi – ancor più di un secolo fa – complesso: autorevoli autori nel loro tentativo hanno dovuto concludere che esso è un concetto «fittizio che tutto include»; tant’è che a volte sembra che l’unico orizzonte certo e comune rimanga il mero richiamo etimologico.

Mi pare però importante intraprendere la via di una definizione almeno parziale: la democrazia è una forma di organizzazione statuale che consente di mantenere la libertà e la dignità della persona in un contesto plurale e complesso.

Gli elementi sostanziali della definizione sono dunque due: persona e complessità. Se volessimo infatti abbracciare con unica visione il mondo contemporaneo, potremmo vederlo sotto il paradigma della complessità. Se volessimo poi impostare una weltanschauung – una visione programmatica e dinamica del mondo – lo potremmo fare soltanto a partire dalla persona, dalla sua dignità. In estrema sintesi è questo quello che tenta di fare una democrazia: tenere insieme la complessità del mondo e la dignità della persona, la pluralità delle scelte e la necessità di decisione, la totalità del corpo sociale e l’autonomia individuale. Come è evidente, si tratta di un equilibrio tra istanze diverse che non è mai possibile rendere compiuto, ma che necessita sempre della mediazione, eminentemente politica, per garantire il vivere comune.

La politica quindi ha un ruolo centrale nel ritrovare sempre il punto di equilibrio. La crisi politica è certamente una crisi democratica, ma quest’ultima è più ampia. Potrebbe esistere una democrazia, se la società non fosse essa stessa democratica? La risposta è certamente negativa. D’altronde la democrazia è un metodo – non meramente istituzionale – del vivere in comune, perciò richiede allenamento e costanza. Se l’allenamento mancasse, verrebbe meno il risultato: ma, in questo caso, il risultato non sarebbe indifferente perché sancirebbe la vittoria della complessità sulla persona, dell’incapacità sulla dignità.

In questo momento la democrazia è messa con le “spalle al muro” dalla recessione economica iniziata nel 2007. Alla crisis – stato di equilibrio complesso – democratica, oggi si accompagna la crisi economica che impone alla politica scelte che hanno un coefficiente tecnico elevato e che, volenti o nolenti, scontentano l’elettorato. Proprio in questo momento emergono sulla nostra pelle tutte le «promesse non mantenute»[1] della democrazia che ha tentato di guidare l’economia, in primis il diritto al lavoro. Ma – per quanto si e’ detto sopra – e’ proprio questo il momento di riprendere in mano e per mano la democrazia, nella sua crisi.

In verità infatti «la vita democratica e’ difficile perché non è mai sicura»[2]: ci si avvicina alla sicurezza, impossibile da raggiungere, solo quando ogni persona è consapevole del ruolo strutturalmente indispensabile, e non semplicemente importante, che essa ha per la sua stessa libertà e dignità in un contesto globale ad alta complessità. La democrazia, nel suo equilibrio dinamico, non è un’opzione, ma una via da percorrere per uscire dalla crisi.

* Condirettore di «Ricerca»



[1] Cfr. N. BOBBIO, Il futuro della democrazia, Einaudi, 2005

[2] R. GUARDINI, Freiheit. Eine Gedenkrede (trad. it. Libertà in M. NICOLETTI (a cura di), Romano Guardini. Opera omnia . Scritti politici, Brescia, Morcelliana, 2005, v. VI, pp. 529 – 542, in particolare p. 539).

 

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