Si può limitare il pluralismo in nome del pluralismo stesso?

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di Stefano Ceccanti*

Mi sono occupato di questo tema nel 2004, nel mio volume «Le democrazie protette e semi-protette da eccezione a regola. Prima e dopo le Twin Towers» edito da Giappichelli, a cui rinvio per completezza. L’ho scritto enunciando chiaramente i miei presupposti di valore in merito, che sono peraltro quelli con cui è stata impostata la nostra Costituzione. L’esigenza di proteggere un ordinamento da minacce che ne colpiscano le basi è certo intrinseca alle forze che danno vita a un qualsiasi assetto che pretenda di durare nel tempo. Talora è anche comprensibile che una tale esigenza trovi fondamento in precise norme di difesa da specifiche minacce. Ma è alquanto dubbio che gli ordinamenti che si vogliono definire democratico-pluralistici possano fare di tale esigenza un’ossessione senza rinnegare se stessi. […]

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* Università La Sapienza di Roma

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