Editoriale – Luglio/Agosto 2013

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di Andrea Michieli, Condirettore di «Ricerca»

Il presente numero è dedicato al tema della donna. Trattare questa tematica oggi significa contemplare una ricerca di libertà, dignità e uguaglianza che percorre tutta la storia dell’umanità e che vede nel ‘900 profonde trasformazioni.

A partire dal concetto di uguaglianza si può ripercorrere una storia travagliata di emancipazione che nel tempo presente può e deve condurre a strade nuove secondo un paradigma di complementarietà piuttosto che di contrapposizione tra donna e uomo.

Il “problema” della donna sin dall’antica Grecia si è posto nei termini dell’alternativa tra polis e oikos, tra la sfera pubblica e quella privata alla quale la donna era relegata. L’avvento del Cristianesimo ha dato una svolta significativa al riconoscimento della dignità femminile, ma per certi versi l’ha confinato all’ambito spirituale. Il superamento del contrasto “pubblico vs privato” mi pare sia l’elemento che di fatto abbia scardinato il ruolo precostituito della donna nella società. Ciò è avvenuto quando il riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo, l’industrializzazione e la crescita economica e, non da ultimo, l’accesso agli studi hanno portato le donne sempre più fuori di casa.

La rottura di uno schema sociale consolidato si può leggere e proporre sotto il paradigma di uguaglianza che oscilla nel Novecento dal riconoscimento formale a quello sostanziale. Le donne infatti diedero vita a inizio secolo a movimenti che invocarono l’uguaglianza per affermare diritti; oggi, dal piano del riconoscimento formale, dovremmo passare a quello sostanziale. Qui la questione non si pone solo dal punto di vista giuridico, ma s’intreccia al dato antropologico: è necessario ripartire da una visione che rivaluti la differenza femminile non solo in contrapposizione (differenza da), ma anche in comunione (differenza in). In questo senso allora, sia nella comunità civile, sia in quella ecclesiale, sarà necessario riprendere ogni ragionamento da questa comunione per evitare ogni tipo di emarginazione della donna. La sfida è alta perché è in gioco la parte più vitale del nostro essere comunità: «una maggiore presenza sociale della donna – infatti – si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione» (Giovanni Paolo II).

Dedicare un numero a questo tema è scelta per stare accanto alle donne vittime di violenza. Con questo numero vorremo contribuire a far crescere la coscienza che tale violenza di cui quotidianamente troviamo traccia nei giornali è una ferita profonda all’umanità che non può essere tollerata.

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