“Lettere di fede e amicizia”

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l19KnvRoqyPv_s4«Lettere di fede e amicizia»
a cura di Marco Roncalli e Loris F. Capovilla
Istituto Paolo VI – ed. Studium
2013, pp. 316, euro 25

Un’amicizia discreta e profonda si legge tra le righe delle 201 lettere tra Angelo Giuseppe Roncalli e Giovanni Battista Montini raccolte nel volume. Le Lettere di fede e amicizia fanno infatti filtrare lo straordinario rapporto tra due uomini che divenuti pontefici guidarono la Chiesa nel profondo rinnovamento del Concilio. Le affinità tra i due sono molte. A partire dalla comune terra lombarda: Montini, bresciano, nato da famiglia borghese, uomo di straordinaria cultura; Pacelli, bergamasco, cresciuto in un contesto semplice e contadino. Benedetto XVI ricordando i giorni del Concilio ebbe modo di dire che i due erano «simili e diversi» allo stesso tempo. Come ha sottolineato Marco Roncalli – nipote di Giovanni XXIII che insieme a Mons. Loris Capovilla ha curato il testo – presentando il volume «Roncalli è come se fosse, per Montini, una sorta di fratello maggiore (era di 16 anni più anziano). Un rapporto che diventerà, dopo l’elezione di Roncalli al papato, d’intensa paternità spirituale».

Anche se il rapporto filiale rimase sempre vivo, ci fu grande discrezione nelle loro missive: nessuno dei due si servì dell’amicizia dell’altro.

Come ricordato, gli incarichi loro affidati fecero in modo che i due si conoscessero in profondità nel vivere responsabilità parallele: come negli anni in cui Roncalli fu Patriarca di Venezia e Montini a Milano. Ancor prima fu però l’esperienza diplomatica che li unì. Roncalli che svolse le prime missioni nei Balcani, fu nominato delegato apostolico presso la Turchia e la Grecia e nunzio nella Francia liberata del dopoguerra. Montini dopo gli anni in F.U.C.I. rimase invece a Roma come minutante, sostituto e proto segretario presso la Segreteria di Stato. Il vero ponte tra i due è lo stile e la «medesima concezione del lavoro diplomatico, fondato sulla prudenza, sul dialogo, sulla pazienza» (così Morozzo della Rocca in Avvenire, 12.IV.2013) che li fece protagonisti discreti di azioni umanitarie durante la guerra. Vale la pena citare per comprendere appieno il legame tra i tue Papi una missiva che Roncalli, qualche giorno prima dell’inizio del conclave che lo porterà al soglio pontificio, spedì dalla Domus Mariae a Montini: «Voglia gradire il mio saluto di qua dove sto esercitandomi ad un saggio di vita e di responsabilità ecclesiastiche ben gravi. Ho bisogno grande dell’aiuto dei Santi: e perciò mi raccomando a chi è più vicino ai Santi di mia speciale devozione. […] Tenga dunque raccomandata l’intimità del mio spirito con S. Ambrogio e S. Carlo». Nel post scriptum poi annota pure un commento molto personale all’Avvenire del giorno prima.

Da ultimo va rilevato come nelle pagine dell’epistolario si respiri l’attesa di un evento grande per la vita della Chiesa come il Concilio Vaticano II. Questo volume diviene allora di straordinaria importanza perché aiuta a capire come i due Papi si siano preparati a dirigere la barca di Pietro nel suo rinnovamento.

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